Si è sempre dichiarato femminista, tanto da frequentare corsi specifici e far parte dei movimenti in difesa dei diritti delle donne. Eppure l’ex studente di Psicologia, 29 anni, è finito a processo per violenza sessuale: «Mi ha toccato sotto le mutande mentre non ero cosciente» aveva denunciato una sua amica. Un’accusa che non ha convinto i giudici di primo grado, che a marzo 2025 hanno assolto l’imputato perché «il fatto non costituisce reato». Qualche giorno fa, però, la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza e lo ha condannato a 1 anno e 8 mesi di carcere.

I due protagonisti della vicenda si conoscevano da tempo, visto che frequentavano lo stesso corso di laurea. Fino al 25 settembre 2021: quella sera i due sono usciti per un aperitivo, insieme ad altri compagni, per celebrare la fine degli esami al campus Einaudi. Un’occasione di festa, passata bevendo spritz e concludendo la serata a casa dell’imputato: «Io stavo male, ho vomitato e poi mi sono sdraiata, vestita, sul suo letto» ha raccontato la ragazza, costituita parte civile e assistita dall’avvocata Raffaela Carena. È a quel punto che l’amico l’ha toccata, come ha ammesso anche lui quando è stato interrogato in aula: «Mi sono ritrovata con i pantaloni sbottonati e le mani di lui sotto le mutande — è la versione di lei — non capivo cosa stesse succedendo, all’inizio credevo che fosse il mio fidanzato». Lui, difeso dall’avvocato Francesco Calabrese, non ha mai negato l’episodio ma ha spiegato di avere interpretato male certi atteggiamenti: «Poi, quando si è ritratta, io mi sono fermato e mi sono scusato più volte». Anche con un messaggio preoccupato su whatsapp: «Sono un po’ terrorizzato, pensavo fossi consenziente».