In primo grado era stato condannato da tribunale di Monza a tre anni e nove mesi con l’accusa di aver commesso atti sessuali nei confronti di una sua studentessa di 16 anni. Ma ora a distanza di due anni dalla sentenza di primo grado e a sette anni dai fatti, la Corte d’appello di Milano ribalta la sentenza nei confronti di un professore di 65 anni, ora in pensione: assolto, per non aver commesso il fatto. Confermata invece la la condanna a 10 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena per aver alterato il registro elettronico così da fare risultare in classe la ragazza mentre invece si trovava con lui in un locale deposito in almeno due occasioni.
Era il 2019 quando uno studente di un istituto tecnico di Lissone, in provincia di Monza e Brianza, aveva sorpreso nei bagni il prof mentre baciava una studentessa di 16 anni, scattando una foto che era arrivata fino alla presidenza della scuola: che aveva prima denunciato il docente e poi provveduto al licenziamento. Il professore, all’epoca 60enne, nel 2024 era stato condannato in primo grado alla pena di 3 anni e nove mesi per atti sessuali con minore, aggravati dall’abuso derivante dalla posizione di insegnante dell’uomo, che aveva continuato a sostenere che la loro fosse una “vera storia d’amore”. Durante le indagini era emerso come la ragazza avesse una “situazione di fragilità”, di cui il docente avrebbe approfittato, a causa di una situazione familiare complessa. Ai carabinieri, arrivati a lei dopo la denuncia della dirigenza scolastica e l’apertura del fascicolo della pm Francesca Gentilini, aveva prima detto di provare “stima” per il suo professore, uomo sposato, ma pochi giorni dopo aveva raccontato di almeno due incontri intimi (l’uomo ha sempre negato di aver avuto rapporti sessuali completi”.







