Sarà scontato e forse anche rischioso di questi tempi, ma commentando la vicenda del professore di 60 anni (all’epoca dei fatti, oggi ne ha 65) di un istituto tecnico di Lissone (Monza) assolto in appello, per non avere commesso il fatto, dall’accusa di avere compiuto atti sessuali nei confronti di una sua studentessa di 16 anni, non può non venire in mente “Lolita” di Nabokov, sia per le somiglianze sia per le notevoli differenze.

Nel 2019 il prof era stato beccato a baciarsi con la studentessa nei bagni – luogo d’incontri erotici per eccellenza nelle scuole, altre cronache però dicono nei corridoi, forse più attendibilmente – da un altro studente, il quale aveva fotografato i reprobi e aveva virtuosamente consegnato il documento dello scandalo a una professoressa, che a sua volta l’aveva girato alla presidenza. A poco era servito proclamare il suo amore, ricambiato dall’allieva, al punto che era pronto a chiedere il divorzio dalla moglie, e dunque la natura consensuale e non coercitiva del rapporto. Era scattata la denuncia per atti sessuali con minorenni con l’abuso dei poteri derivanti dalla sua posizione. Carriera e vita distrutte: licenziato a seguito di un provvedimento disciplinare contro il quale non aveva fatto ricorso, era andato in pensione anticipata, poi era seguita la condanna in primo grado a 3 anni e 9 mesi per aver approfittato di una sua studentessa minorenne che si trovava in una “situazione di fragilità” per via di una condizione familiare difficile. Ai carabinieri, la ragazza aveva dichiarato in un primo momento di provare “stima” per il prof, ma dopo alcuni giorni aveva raccontato di due incontri intimi, sempre negati dall’accusato, che durante il processo aveva ribadito la sincerità della sua passione, e di «volerle ancora bene».