PADOVA - Era tutto nella sua testa, che aveva partorito – a sentire il perito del giudice per le indagini preliminari, Elena Lazzarin – un “proprio delirio erotico”. Perché il professore del Bo del quale lei – 35 anni, vicentina – si era invaghita, non aveva mai dato spiragli a quella relazione, che è sempre rimasta nella mente della studentessa. Che ieri è stata assolta per incapacità di intendere e volere ma è stata comunque ritenuta pericolosa a livello sociale, tanto che il gip ha disposto la libertà vigilata fino al luglio 2028.

L’inizio Si è quindi chiusa così, ieri mattina, una storia esplosa sul finire dell’anno scorso quando il sostituto procuratore Sergio Dini aveva indagato la 35enne ex studentessa della facoltà nella quale insegna ancora oggi il professore finito nelle sue mire. Una storia che mette radici ancora più lontane nel tempo: nel 2012 lei infatti si era laureata nel corso di laurea tenuto dal docente verso il quale aveva già manifestato un certo interesse. In più di un’occasione si era presentata all’esterno dell’ufficio dell’insegnante durante l’orario di ricevimento e anche in aula quando era impegnato a tenere la lezione. Le sue erano apparizione sporadiche nel tentativo di avere un approccio non accademico con il professore. Negli anni questi episodi si erano ripetuti, senza però destare preoccupazione. Poi dal 2020, con l’esplosione della pandemia da Covid 19 e con l’introduzione del lokdown, la 35enne era sparita dalla circolazione per poi tornare con le proprie piazzate a settembre 2025. I fatti Da quel momento era ripartito il pedinamento, diventato un’escalation senza fine. L’ex studentessa si era presentata ad ogni appello chiamato dal professore, tornando anche a frequentare le sue lezioni. Riusciva a restare in Facoltà dalle 9 alle 17. In più di una occasioni avrebbe avvicinato il professore offrendogli una serie di regali. A partire da novembre la 35enne è diventata sempre più insistente: aveva spedito mail al docente con foto e brani musicali, e con frasi come “Io voglio morire con te, amore mio”. L’apice è arrivato quando lei lo ha contattato dicendogli di conoscere il lavoro della moglie e scrivendogli “Eh chi se ne frega di tua figlia...”. Più volte aveva anche tentato di contattare i parenti del docente attraverso i loro profili social. E poi, venuta a conoscenza del numero di cellulare dell’insegnate, aveva cominciato a perseguitarlo con una montagna di sms e messaggini Whastapp. Un pomeriggio l’ha anche pedinato per le vie del centro, quando il docente era in compagnia di una sua collaboratrice. Così il professore, ormai senza via d’uscita e preoccupato per l’incolumità della figlia e della moglie, il 5 dicembre si era deciso a denunciare ogni cosa. L’ultimo episodio il 12 dicembre quando lei si era seduta tra il pubblico del teatro comunale di San Zenone degli Ezzelini (Treviso) dov’era in programma una rappresentazione tratta da un testo scritto dal docente, anch’egli presente in sala per l’occasione. Le indagini Gli inquirenti, dopo avere ascoltato il racconto della vittima, hanno iniziato a raccogliere le testimonianze di altri professori, dottorandi e studenti della Facoltà dell’insegnante. Inoltre hanno acquisito i messaggini al telefono cellulare e le mail inviate al professore. E per lei era arrivato il divieto di avvicinarsi. Ora, per la donna, inizia la libertà vigilata.