A più di otto anni di distanza dai fatti e dopo due assoluzioni, ma anche dopo un pronunciamento della Cassazione che aveva messo nero su bianco l'evoluzione della giurisprudenza sul consenso, è arrivata una sentenza "spartiacque e di civiltà giuridica", la definisce l'avvocato della vittima. Un verdetto di condanna su un caso che in passato aveva suscitato forti polemiche, perché per due volte i giudici avevano scritto che quella donna, che aveva denunciato abusi sessuali, aveva avuto il tempo, almeno una manciata di secondi, per opporsi e non l'aveva fatto.

E' passata oggi, invece, la linea della Procura generale milanese, diretta da Francesca Nanni e con il sostituto pg Angelo Renna. E l'ex sindacalista Raffaele Meola, 48 anni, che lavorava all'aeroporto di Malpensa, imputato per violenza sessuale nel processo scaturito dalla denuncia di una hostess, è stato condannato a un anno e due mesi nell'appello bis e anche a risarcire la 49enne con una provvisionale da 10mila euro. La donna, nel marzo del 2018, si era rivolta a lui per una vertenza sindacale e durante quell'incontro in un ufficio, stando alle indagini, sarebbero avvenute le molestie e gli abusi. I giudici delle due sentenze di assoluzione - in primo grado il Tribunale di Busto Arsizio (Varese) e poi la Corte d'Appello milanese - avevano scritto nelle motivazioni che la condotta del sindacalista, con "toccamenti repentini", non aveva "vanificato ogni possibile reazione della parte offesa, essendosi protratta per una finestra temporale", ossia "20-30 secondi", che "le avrebbe consentito anche di potersi dileguare". Il pg Renna aveva fatto ricorso e nel febbraio del 2025 la Cassazione ha annullato con rinvio per un nuovo giudizio quell'ultima decisione che scagionava ancora una volta il 48enne. Il "ritardo nella reazione" della "vittima", ovvero "nella manifestazione del dissenso", hanno chiarito gli ermellini, è "irrilevante" per la "configurazione della violenza sessuale".