Il principio espresso dal giudice è lapidario: non esiste un consenso implicito ad un’aggressione sessuale. A ottenere tale pronunciamento è stato l’avvocato viareggino Gionata Bonuccelli, che ha portato una clamorosa svolta nel cosiddetto “caso dei 30 secondi”: ha difeso infatti l’ex hostess Barbara D’astolto salita alla ribalta della cronaca nazionale perchè dopo otto anni di processi, ha ottenuto giustizia. Sia il Tribunale di Busto Arsizio nel 2022 che la Corte d’Appello avevano assolto l’imputato, un ex sindacalista di Malpensa, dall’accusa di violenza sessuale sostenendo che la condotta contestata si fosse protratta per circa 20-30 secondi, un intervallo che – secondo quelle sentenze – "le avrebbe consentito anche di potersi dileguare". Adesso la seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto colpevole l’uomo, Raffaele Meola, 48 anni, ribaltando la posizione e condannandolo a un anno e due mesi di reclusione per quell’atto consumato nel marzo 2018 durante un incontro legato a una vertenza lavorativa.
Ad esprimere soddisfazione l’avvocato di parte civile, Bonuccelli. "La sentenza della Cassazione – dettaglia il legale – aveva individuato dei punti fermi sul consenso violato e sul gesto repentino nella violenza sessuale, anche se nella forma attenuata. Ma questa è una sentenza spartiacque su questi aspetti. Poteva sembrare un caso di facile risoluzione, ma è servita una battaglia giudiziaria così lunga e dolorosa. Il tribunale di Busto Arsizio aveva già valutato la versione di Barbara come attendibile e con riscontro testimoniale. Purtoppo le corti di merito non hanno poi ritenuto che il fatto storico, così come narrato, concretizzasse la violenza sessuale. E’ principio consolidato che il consenso implicito non possa essere utilizzato per ottenere una sentenza di assoluzione dall’accusa di violenza sessuale. La persona deve essere consenziente durante tutto il compimento dell’atto. Unico rammarico è che per giungere ad una condanna che era pacifica nell’immginario colletivo, ci sono voluti 8 anni nei quali la mia assisstita ha subito un’ingerenza di natura psicologica nella propria vita familiare e lavorativa che ne ha determinato scompensi. Però non ha mai smesso di credere nella giustizia e la lezione che si evince è di non aver mai paura di denuciare: gli strumenti per ottenere tutela e giustizia esistono".










