Arriva una condanna (dopo due assoluzioni) per l'episodio di violenza conosciuto come il "caso dei 30 secondi". Al centro della vicenda Barbara D'Astolto, l'hostess all'aeroporto di Malpensa, che aveva denunciato un collega molestie sul posto di lavoro. La vicenda L'uomo è stato condannato in appello bis a un anno e due mesi dopo essere stato assolto due volte. Il sindacalista era stato giudicato non colpevole in primo e secondo grado perché, secondo i giudici, la donna in 30 secondi avrebbe potuto opporsi alle molestie. Poi, la Cassazione, dopo il ricorso del sostituto pg Angelo Renna, ha annullato con rinvio l'ultimo verdetto per il nuovo giudizio.
La dichiarazione di lei «Felice no, ma c'è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto. Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c'è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri», ha detto l'ex hostess. «La speranza - ha spiegato la donna, parlando al telefono con il suo legale Gionata Bonuccelli dopo il verdetto - è che quella di oggi sia la puntata finale di questa storia e che io e la mia famiglia ora possiamo mettere un punto. Ho pagato un prezzo molto alto - ha aggiunto - per la diffamazione che mi è stata fatta in azienda. L'imputato ha sempre avuto, insieme ad altri del suo sindacato, un atteggiamento molto diffamatorio nei miei confronti e questo è stato un prezzo alto che ho dovuto pagare, tant'è che ho dovuto lasciare il lavoro». Ora fa la maestra di sostegno. «E' stata una violenza nella violenza - ha proseguito -. Alla violenza di tipo lavorativo purtroppo noi donne in Italia ci siamo forse un po' assuefatte. Noi lavoratrici donne e madri soprattutto in Italia ci siamo purtroppo rassegnate a subire qualunque cosa. Quindi è stato in questo panorama già poco roseo della mia vita che è arrivato lui ed è stata veramente la violenza nella violenza in un periodo che era già di grande sofferenza. E lui ne ha approfittato». «Io non me la sento di dare consigli a nessuno - ha detto ancora - perché in questi anni purtroppo tante volte ho pensato 'chi me l'ha fatto fare?' Tornassi indietro forse non lo rifarei. L'unica consolazione che ho avuto è che dentro di me sapevo e so ancora di aver fatto tutto il possibile. Questo mi ha sempre tirato su. Mi dicevo 'tu hai fatto il tuo, se poi c'è chi il suo non lo fa, purtroppo non dipende da te'. Ognuno - ha concluso - faccia i conti con le proprie forze e cerchi di fare quel che è meglio per se stesso e di agire secondo coscienza». La difesa dell'imputato, dopo le motivazioni tra 90 giorni, potrà ricorrere in Cassazione.












