Lacchiarella. Fischietti, bonghi, tamburelli con sonagli. «Vogliamo farci sentire, rivendichiamo i nostri diritti», gracchia una voce nel megafono. Ieri mattina piazza Risorgimento, in centro a Lacchiarella, ha accolto una delle prime manifestazioni contro la costruzione di un data center in Italia. Organizzata dal comitato di Ciarlasco, l’iniziativa dal titolo “Facciamo rumore!” ha visto il coinvolgimento di un centinaio di persone, tra cittadini di Lacchiarella, attivisti per la tutela dell’ambiente e membri di altri gruppi di protesta contro la realizzazione degli impianti per la raccolta, l’archiviazione ed elaborazione dei dati per l’intelligenza artificiale. ]Al centro della protesta c’è Apto, il progetto di data center di Lacchiarella. Con una superficie complessiva di 228mila metri quadrati, sarà l’infrastruttura di elaborazione dati più grande in Italia e tra le più grandi in Europa. Il progetto, per il quale verranno investiti tre miliardi di euro, avrà una capacità energetica pianificata di 300 megavolt ampere. Oltre a quest’opera, gli attivisti presenti ieri hanno messo in guardia contro altri interventi già previsti: «Nel triangolo Lacchiarella – Zibido San Giacomo – Binasco sono in progetto anche un altro impianto gigantesco della K2 Strategics (5,6 miliardi di euro di valore), una nuova stazione elettrica Terna da 100 mila metri quadrati, funzionale all’alimentazione dei datacenter, una Bess (sistemi di accumulo di energia a batteria, ndr) con 160 container di batterie al litio, come accumulo d’energia per i picchi di domanda. Tutto questo prenderà circa 800mila metri quadri di suolo greenfield». Secondo Enrico Duranti, fondatore del comitato di Ciarlasco, il progetto di Lacchiarella avrà delle gravi ricadute ambientali e sanitarie sul territorio. «Gli enti e il proponente si sono dimenticati di categorizzare il sito a rischio incidente rilevante e quindi soggetto alla direttiva Seveso III – Solo con le osservazioni del comitato si sono accorti di questo disguido e hanno proposto una variante volontaria per ridurre la quantità di gasolio e rientrare sotto i parametri Seveso, nonostante i pareri positivi al progetto originario da parte di Regione Lombardia». E specifica: «La Seveso non si applica solo alla quantità di gasolio, quindi 4 milioni e duecentomila litri stoccati, ma a tutte le sostanze pericolose in loco, quali gas refrigeranti, olio dei trasformatori, elettroliti dei sistemi Ups, biocidi del gasolio e di eventuali trattamenti anti legionella». Duranti punta poi l’attenzione sull’elevato impatto energivoro del progetto – «Il solo data center di Lacchiarella consuma come 500mila famiglie»- e sui suoi effetti climalteranti: si calcola che l’emissione di anidride carbonica sarà di«590mila tonnellate annue, pari al dieci per cento di una città come Milano». A questi aspetti si aggiunge il fatto che in questi mesi non c’è stata alcune «reale consultazione e informazione della popolazione, vista la complessità dei progetti». Su questo ha commentato Onorio Rosati, consigliere regionale in quota Alleanza Verdi Sinistra:« I cittadini vogliono saperne di più, vogliono contare di più, vogliono discutere sull’opportunità o meno di far insediare questi data center». Presente alla manifestazione anche Simone Negri, che rappresenta in Pd al Pirellone: «È importante che stiano partendo a livello locale dei comitati per sollevare il problema dell’insediamento indiscriminato dei data center: a essere problematico è l’effetto combinato di tanti progetti di questo tipo, che invadono i territori attorno a cui gravitano». Sono molti gli anziani che hanno sfidato il caldo per partecipare alla manifestazione. «Sono preoccupata per il futuro dei miei nipoti» dice Maria Luisa Zaliani, 74 anni, seduta all’ombra del Monumento ai caduti, in mezzo a piazza Risorgimento. Anche Fabrizio Carota, nonno di 70 anni, ha a cuore le nuove generazioni: «Le campagne del sud di Milano, le risaie, i campi di grano...saranno tutti distrutti: cosa lasciamo a chi viene dopo di noi?». Non lontano da lui c’è Alberto Vanzo, 74 anni: «Sono molto legato a Lacchiarella, qui sono nato e cresciuto – Ho paura che questi data center possano danneggiare l’ambiente: è una speculazione bella e buona sul nostro territorio, non è giusto che venga fatta». Come lui la pensa Antonio Scarton, 75 anni, una copia del “Fatto Quotidiano” sottobraccio: «Ho letto che questi data center consumeranno molta acqua e porteranno a un aumento della temperatura». Il presidio prosegue per circa un’ora e mezza, tra interventi al megafono e momenti di rumore generato con strumenti musicali e fischietti. Ne ha uno Valter Dotti, 67 anni di San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo, tra le zone interessate da progetti di data center. «La nostra zona è piena di fontanili – spiega – Il mostro che vogliono costruire finirà per prosciugarli. Non possiamo permettere che ciò accada».
A Lacchiarella scatta la protesta contro i data center
Organizzata dal comitato di Ciarlasco, l’iniziativa di dissenso ha coinvolto centinaia di persone











