<p>Per anni il commercio globale ha inseguito la massima efficienza delle catene di approvvigionamento.
Oggi la priorità è un’altra: garantire la continuità dei flussi.
Le tensioni nello <strong>Stretto di Hormuz</strong>, gli attacchi nel Mar Rosso e le difficoltà del <strong>Canale di Suez</strong> hanno riportato al centro della strategia economica un fattore che sembrava acquisito: la sicurezza delle rotte marittime. </p> <p> </p> <p>E per un Paese esportatore come l’Italia, che movimenta via mare circa un quarto del proprio commercio estero in valore e quasi la metà in volume, non si tratta soltanto di una questione <strong>geopolitica</strong>, ma di competitività industriale. </p> <h2><strong>Il Mediterraneo torna al centro degli equilibri globali</strong></h2> <p>È in questo contesto che il Mediterraneo torna ad assumere una centralità destinata a ridisegnare gli equilibri logistici dei prossimi anni.
A metterlo nero su bianco il tredicesimo Rapporto <em>Italian Maritime Economy</em> di <strong>Srm,</strong> il centro studi collegato al gruppo <strong>Intesa Sanpaolo,</strong> intitolato «Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale» e presentato il 10 luglio a Napoli. </p> <p> </p> <p>In questo quadro emerge che il commercio mondiale non sta rallentando ma si sta riorganizzando attorno a nuove direttrici regionali, dove resilienza delle <em><strong>supply chain</strong>,</em> infrastrutture e porti assumono un peso crescente. </p> <h2><strong>Hormuz, il punto critico dell’energia mondiale</strong></h2> <p>La crisi di Hormuz rappresenta il simbolo di questo cambiamento.









