HomeEsteriLa lezione della crisi di Hormuz. Nuove rotte, ma costi salatiLa parola d’ordine per Europa e Italia diventa ridondanza: più fornitori e maggiori scorteUna nave cargo nello Stretto di HormuzRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 18 giugno 2026 – L’Occidente, ma soprattutto l’Europa, sono alla ricerca di un’assicurazione contro il rischio Hormuz: contro il pericolo che, anche dopo la soluzione della crisi attuale, lo Stretto diventi una spada di Damocle permanente sul costo dell’energia e sulla sicurezza economica. Nel 2025, ricorda l’Agenzia internazionale dell’energia, dallo Stretto sono transitati quasi 20 milioni di barili al giorno di petrolio, circa un quarto del commercio marittimo mondiale, e quasi un quinto del Gnl globale. Anche se l’Europa importa da lì volumi diretti limitati, il prezzo lo paga comunque: petrolio, gas, noli e assicurazioni si formano su mercati globali. Per anni la bussola è stata il costo minimo: comprare dove conveniva, usare la rotta più economica, tenere magazzini leggeri. Ora la parola chiave è ridondanza: più fornitori, più porti, più tubi, più scorte. Il gas arriva da rotte atlantiche, nordafricane e caspiche; il Gnl ha reso i rigassificatori infrastrutture strategiche; gli stoccaggi sono riserva politica.