La crisi di Hormuz fa esplodere i costi assicurativi navali (fino a 5 milioni) e causa un calo del 10% nel traffico dei porti italiani: parla Stefano Messina (Assarmatori) che non risparmia critiche all'Unione europea

Hormuz? Impensabile per un armatore pensare di navigare in quelle acque. L'Unione europea? Intervenga per tutelare il traporto marittimo invece di varare norme che lo penalizzano. Spara ad alzo zero Stefano Messina, presidente di Assarmatori dopo che lo Stretto è tornato al centro della crisi geopolitica tra Stati Uniti e Iran. In un'intervista all'Adnkronos traccia la mappa di quello che sta succedendo davvero: dalle assicurazioni che chiedono milioni di euro per le navi che dovono passare da quelle acque ai porti italici che iniziano a registrare flessioni nelle movimentazioni anche del 10%.

Da armatore: qual è la reale situazione dei dei traffici commerciali nello stretto di Hormuz?

“In questo momento i traffici commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz sono di fatto sospesi. Lo erano anche qualche giorno fa, prima dell’aggravarsi della situazione, ma a maggior ragione in questo contesto è impensabile che un armatore possa mandare una nave, e quindi un equipaggio, all’interno del Golfo Persico: sarebbe un rischio enorme. Esistono soluzioni alternative già introdotte, che sfruttano la logistica di terra, quindi via camion, e altri porti. Questo causa chiaramente un aumento dei costi del trasporto e anche fenomeni di congestione negli scali alternativi che vengono scelti al di fuori del Golfo Persico. Si tratta in ogni caso di soluzioni temporanee: è impossibile sostituire con la logistica di terra i quantitativi di merce e prodotti energetici che possono essere spostati via mare. Per tornare a navigare in quelle acque servono tuttavia reali garanzie di sicurezza. Non possono bastare sporadici annunci o tregue che durano lo spazio di un paio di giorni per poter pensare a un ritorno alla normalità in poche ore”.