Stefano Messina, presidente di Assarmatori e vicepresidente esecutivo dell'omonima compagnia di navigazione, qual è la situazione nello stretto di Hormuz per il trasporto marittimo?
«Non parlerei ancora di un blocco navale: le attività dei container e delle petroliere si sono molto ridotte, ma sono ancora presenti vari tipi di carrier compresi Break Bulk o cementiere. Azzerata, invece, è la crocieristica. Si continua a navigare, chiaramente con rischi più alti, in primis per il personale, e costi maggiori».
Tariffe dei noli e polizze assicurative sono andate alle stelle. «Negli ultimi tre giorni, per quanto riguarda il versante assicurativo, c'è stato un balzo del mille per cento. Le compagnie hanno disdetto le coperture «extra war risk», quindi le polizze sono state ricontrattate. Per quanto riguarda i noli, l'aumento è stato anche del 400 per cento per i container e del 300 per le petroliere. Non so dire se ci saranno altri rincari, anche perché il settore è molto volatile e questi sono prezzi spot. Sicuramente, se la situazione si protrarrà, questi extracosti potrebbero pesare sulle aziende e sui consumatori».
Secondo lei, quanto durerà questa situazione? «Dipenderà da quanto e da come si evolverà il conflitto. Al momento non registriamo navi ferme nei porti italiani. Gli armatori, poi, sono molto flessibili: certamente non si va dove ci sono rischi, ma non credo neppure che si arriverà al blocco di Hormuz. È più possibile una rimodulazione delle rotte, scegliendo scali più sicuri e magari anche i tempi di percorrenza si allungheranno come i costi. Poi molto dipenderà da quanto le infrastrutture portuali sapranno gestire, e accogliere, le navi in transito».














