Roma, 15 luglio 2026 – Dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, gli attacchi di Teheran ad alcune navi commerciali e la decisione della nuova ’chiusura’ dello Stretto, il traffico di petroliere a Hormuz è sceso al minimo da due mesi: domenica erano visibili appena sei transiti e nessuna metaniera.
Il prezzo della guerra
E mentre armatori e assicuratori riducono l’esposizione, la crisi non resta in mare: entra nei preventivi, nei magazzini e nei listini. Per i traffici Asia-Europa la risposta è la circumnavigazione dell’Africa, che aggiunge mediamente 10-14 giorni. Per consegnare nel Golfo, invece, non esiste un vero bypass marittimo: i container vengono scaricati a Mundra o Nhava Sheva in India, a Salalah in Oman, oppure a Jeddah, Fujairah e Khor Fakkan, e completano il viaggio con feeder e camion. Maersk ha predisposto “land bridge” da Jeddah verso Emirati, Bahrain, Kuwait, Qatar e Oman e dai porti di Fujairah e Khor Fakkan verso l’Alto Golfo.
Le alternative costose
È continuità a capacità ridotta, con più trasbordi, dogane e congestione. Il conto è già misurabile. Per un container secco da 40 piedi, la soluzione Jeddah-camion costa 5.700 dollari verso il Bahrain, 6.700 verso gli Emirati e 7.200 verso il Kuwait. Via Fujairah o Khor Fakkan il supplemento è di 3.100 dollari per la consegna negli Emirati e di 3.900 per proseguire via Jebel Ali verso gli altri porti del Golfo. Possono aggiungersi deposito, cambio di destinazione e “war risk”.










