<p>Per anni il commercio globale ha inseguito la massima efficienza delle catene di approvvigionamento.
Oggi la priorità è un'altra: garantire la continuità dei flussi.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz, gli attacchi nel Mar Rosso e le difficoltà del Canale di Suez hanno riportato al centro della strategia economica un fattore che sembrava acquisito: la sicurezza delle rotte marittime.
E per un Paese esportatore come l'Italia, che movimenta via mare circa un quarto del proprio commercio estero in valore e quasi la metà in volume, non si tratta soltanto di una questione geopolitica, ma di competitività industriale. </p><p>È in questo contesto che il Mediterraneo torna ad assumere una centralità destinata a ridisegnare gli equilibri logistici dei prossimi anni.
A metterlo nero su bianco il tredicesimo Rapporto Italian Maritime Economy di Srm, il centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, intitolato «Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale» e presentato nei giorni scorsi a Napoli.






