Niente weekend al mare per gli “ingegneri” del Melonellum. La scadenza per la presentazione degli emendamenti – lunedì all’ora di pranzo – si avvicina. E nella maggioranza, il puzzle da risolvere è sempre lo stesso: preferenze sì e no. Gli sherpa di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi Moderati continuano a sentirsi. Messaggi o video-chiamate, ognuno nelle rispettive città. Smartworking sulla legge elettorale.
E mentre si lavora nel retropalco, gli scambi alla luce del sole fanno apparire lontana la fumata bianca: leghisti e azzurri continuano a mostrarsi scettici rispetto alla prospettiva di sbloccare le liste.
“Noi crediamo che l'impalcatura della legge così come è stata presentata vada bene”, ripete leader di Forza Italia Antonio Tajani. “Il dibattito è aperto sul tema delle preferenze, ma io non lo considero elemento essenziale”. E poi ancora: “Io sono sempre stato eletto con le preferenze, quindi non ho alcuna posizione contraria del principio: però probabilmente il testo della legge così come era stato preparato garantiva le sensibilità di tutti”.
Il ministro degli Esteri si rimette all’aula: “Ora vedremo in Parlamento, non è una posizione del governo quella della legge elettorale, è una scelta del Parlamento, vediamo cosa accadrà”.











