RIVIERA/MIRANESE (VENEZIA) - Crisi idrica, da lunedì la turnazione dell'acqua per Miranese, Riviera del Brenta e hinterland di Mestre. Da lunedì prossimo l'acqua non arriverà più a tutto il territorio gestito dal Consorzio di bonifica Acque Risorgive. Lo hanno annunciato questa mattina, in un incontro con la stampa, il presidente Federico Zanchin e il direttore generale Carlo Bendoricchio, alla presenza del responsabile degli uffici impianti Carlo Casoni. Scatta la turnazione d'emergenza nella distribuzione idrica: una rotazione su tre settimane tra i bacini irrigui, che renderà irrigabile di volta in volta solo una parte del territorio agricolo.

La comunicazione La misura, comunicata stamattina a sindaci e organizzazioni agricole, segue l'ordinanza n. 72 del 1° luglio 2026, con cui il presidente della Regione Alberto Stefani ha dichiarato lo stato di emergenza regionale per deficit idrico. Il provvedimento certifica un deficit di precipitazioni che va avanti da marzo, con un anno idrologico chiuso al 31 maggio a -28% sulla media storica: quasi 2,4 miliardi di metri cubi d'acqua mancanti su scala regionale. Le portate di Brenta e Piave sono oggi inferiori del 23% alla media, un dato che espone particolarmente Acque Risorgive, comprensorio non autosufficiente che deve attingere da Brenta e Sile oltre che dai pozzi di falda. Il caldo torrido e la siccità fermano la vendemmia: «Queste ondate di calore intenso rallentano il ciclo vegetativo delle viti»«Una situazione grave, anche perché siamo appena all'inizio di luglio» hanno sottolineato Zanchin e Bendoricchio, spiegando che l'obiettivo della turnazione è "tesaurizzare le risorse disponibili e distribuirle al meglio”. Il Consorzio utilizza dati satellitari aggiornati ogni quindici giorni per stimare il fabbisogno reale delle colture e programmare l'irrigazione di soccorso tra le zone più in difficoltà. L'acqua immessa nei canali deve inoltre garantire il sostegno della vita acquatica, e va distribuita in quantità superiore al solo fabbisogno agricolo. A pesare, secondo il Consorzio, è la combinazione tra scarsità di neve in montagna e temperature elevate, che ha anticipato lo scioglimento del manto nevoso. "Sono già attive pompe per aumentare la capacità di prelievo dai fiumi principali e l'attivazione di pozzi di emergenza dalla falda per alimentare la rete consortile", spiega Bendoricchio. Il territorio interessato copre circa 68mila ettari di terreno non urbanizzato sui 100mila complessivi di competenza del Consorzio, tra le province di Venezia, Padova e Treviso.I turni Da lunedì le derivazioni verranno aperte e chiuse a rotazione: gli agricoltori non in turno in una settimana verranno inseriti in lista per quella successiva. Le aree più critiche sono quelle a sud del naviglio del Brenta, come Mira, Dolo, Campagna Lupia, Campolongo Maggiore, e la fascia tra Cittadella e Camposampiero, nell'Alto Padovano. Il Consorzio avverte che anche nelle aree in turno potrebbe non riuscire a soddisfare per intero la richiesta idrica: se la disponibilità si riducesse ulteriormente, alcune zone resterebbero prive di alimentazione. Sono le cosiddette "zone rosse", individuate sulla mappa pubblicata sul sito consorziale (www.acquerisorgive.it). Oltre al danno alle produzioni agricole, il Consorzio segnala il rischio ecologico di morie di pesci nei canali in secca. Guardando al medio periodo, Zanchin ha indicato alcune piste: bacini di accumulo in montagna, canali più larghi per abbassare la temperatura dell'acqua, piccoli invasi aziendali e sistemi di ricarica delle falde. "Nel medio periodo siamo preoccupati perché la situazione peggiora ogni anno", ha detto il presidente Berdoricchio. "Siamo un territorio che in passato era ricco d'acqua e non abbiamo lavorato sul lungo termine. La soluzione sarà su più fronti: sfrutteremo la rete capillare che abbiamo, che avrà meno flusso ma più capacità di trattenuta, e interverremo sulle paratoie. Immaginiamo piccoli invasi in ogni azienda e sistemi di ricarica della falda, cercando di anticipare e compensare i ghiacciai che non ci saranno più".