L’Europa eccelle nella scienza ma perde terreno su trial, investimenti e accesso ai farmaci. Cosa racconta il rapporto Efpia e la sfida del Biotech act
All’Europa non manca la scienza. Il problema è ciò che accade dopo: la capacità di trasformare ricerca di qualità in sperimentazioni cliniche, investimenti, nuovi farmaci e accesso per i pazienti. È questa la chiara contraddizione che emerge dall’aggiornamento di luglio del rapporto Assessing Europe’s competitiveness as a location for the life sciences industry, realizzato da Efpia e Charles River Associates e ora esteso anche al confronto con il Giappone. L’Unione conserva un’elevata qualità della ricerca, competenze digitali avanzate, una base manifatturiera solida e un importante surplus commerciale. Ma lungo il percorso che porta dal laboratorio al mercato sta perdendo terreno rispetto soprattutto a Stati Uniti e Cina.
Cresce il divario con Cina e Usa
Nell’ultimo decennio gli investimenti farmaceutici in ricerca e sviluppo sono cresciuti nell’Ue a un ritmo medio annuo del 5,4%, contro il 6,4% degli Stati Uniti e il 12,1% della Cina. Ancora più evidente è lo spostamento delle sperimentazioni cliniche: tra il 2013 e il 2023 la quota dello Spazio economico europeo sul totale dei trial commerciali globali è scesa dal 22 al 12%, mentre quella cinese è salita dal 5 al 18%. Sul fronte delle nuove molecole, nel 2024 la Cina ne ha originate 28, pari al 35% del totale, contro le 18 europee. E, se questa dinamica non cancella le eccellenze europee, mostra quanto sia diventato difficile trattenerne i risultati e accompagnarli fino allo sviluppo industriale.














