La Mfn americana non è causa ma evidenziatore delle fragilità europee: prezzi, accesso, investimenti e ricerca clinica impongono a Italia ed Europa una riforma della governance farmaceutica. L’analisi di Guido Rasi, già direttore esecutivo di Ema e consulente del ministro della Salute

L’accelerazione impressa all’innovazione in campo terapeutico dalla combinazione dell’avanzamento tecnologico e delle scoperte nel campo delle scienze mediche implica un cambiamento profondo di tutto il sistema della governance farmaceutica e dell’approccio alla gestione della salute pubblica stessa. I nuovi farmaci sono sempre più specifici, destinati quindi a popolazioni più ristrette con mercato più frammentato, sempre più efficaci, ma sempre più costosi. Il numero di nuovi farmaci è costantemente in aumento, e nei prossimi anni se ne ipotizzano circa 75 per anno. Nessun aumento di budget di nessun Paese potrà tenere questo passo.

Anzi nessun Paese, inclusi gli Usa, può già attualmente tenerlo, mentre l’aspettativa sociale di accesso a nuove cure continuerà a crescere insieme alla pressione sulle amministrazioni. L’ordine esecutivo del presidente Usa che introduce la Mfn (Most favoured nation) si inserisce in realtà in questa evoluzione in atto da tempo.