L’eurodeputata Letizia Moratti mette a fuoco i nodi della politica sanitaria europea: autonomia farmaceutica, sostenibilità dell’innovazione, carenza di professionisti. E indica come priorità assoluta per la legislatura una strategia europea per le life science ancorata a una vera politica industriale, con regole più semplici e accesso reale dei pazienti alle terapie innovative
Autonomia farmaceutica, carenza di professionisti sanitari, sostenibilità dell’innovazione terapeutica: le sfide che attendono l’Europa in materia di salute sono strutturali e non ammettono rinvii. A tracciarle è Letizia Moratti, eurodeputata e relatrice di alcuni dei dossier più delicati della legislatura in corso, che in questa intervista indica nella strategia europea per le life science la priorità assoluta dei prossimi dodici mesi. Con una convinzione di fondo: la salute non è un capitolo di spesa, ma un pilastro della resilienza e della sovranità dell’Unione.
Negli ultimi anni la salute è tornata al centro dell’agenda europea. Quanto di questa attenzione si è tradotto in scelte strutturali e quanto rischia invece di restare confinato alle dichiarazioni di principio?
La salute è tornata al centro dell’agenda europea, ma ora dobbiamo evitare che resti un principio astratto. Dopo la pandemia sono stati fatti passi avanti: maggiore coordinamento, Hera, rafforzamento della preparazione alle emergenze, attenzione alle filiere farmaceutiche e ai dati sanitari. Tuttavia serve un salto di qualità: trasformare la salute in una vera priorità industriale, sociale e strategica dell’Unione. Non basta reagire alle crisi; bisogna prevenirle, investendo in ricerca, personale, prevenzione, innovazione e autonomia produttiva.















