Non ho nostalgia del passato.

Mi preferivo a vent’anni, ero più tonico e ottimista.

Però accetto di vivere nella contemporaneità, anche quando mi crea profondo disagio per aver dimenticato un valore fondante della mia educazione: il rispetto.

Una deriva di insolenza, mancanza di tatto e sfacciataggine si è impadronita delle relazioni pubbliche e private e fa rimpiangere certi rigidi formalismi che da giovane mi sembravano persino eccessivi.

Non che non esistessero anche allora i maleducati e gli arroganti, ma ormai la misura è colma, parole e azioni senza contegno, si può dire e fare di tutto, ovunque, il contesto non conta più nulla.