Bello ripercorrere il passato, bello rivivere le cose che abbiamo amato ieri, l’altro ieri, dieci anni fa, o trenta, il problema è che una enorme quantità di indizi ci indurrebbe a pensare che il passato, più che un’opportunità, una giusta e fondamentale risorsa della memoria, stia diventando una condanna. Sarà perché il presente risulta così difficile da decifrare, sarà perché estro, fantasia, audacia creativa, sembrano improvvisamente banditi dal mainstream contemporaneo, ma siamo sempre più fortemente spinti a rifugiarci nel passato per riuscire a vivere emozioni forti. Non vediamo molta bellezza in giro? Cerchiamola là dove l’abbiamo lasciata, ovvero nel passato, più o meno recente. Non troviamo nuove belle canzoni da cantare? Poco male, ce ne sono in quantità da rievocare. I concerti che stanno affollando arene e stadi in tutto il Paese sono trionfali celebrazioni del passato. Andiamo a vedere Max Pezzali, Tiziano Ferro e tutti gli altri perché vogliamo, anzi pretendiamo, che cantino le canzoni più belle della loro storia, e non siamo disposti ad accettare nulla di meno che quello. Da una parte è un meccanismo naturale, è del tutto legittimo che un artista canti i pezzi forti del proprio repertorio così come è naturale che il pubblico lo desideri. Il problema è che succede ovunque, in tutti i settori, succede in televisione, succede alla radio, stiamo sempre a rimuginare e rivivere pezzi di passato, e anche in questo non ci sarebbe nulla di male se non fosse la inevitabile risposta a una sensazione di vuoto che riguarda il presente. Dunque sarebbe bello che i concerti avessero anche, almeno in parte, una quota di attualità, o addirittura di proposta del nuovo, come appunto avveniva in quel passato che oggi celebriamo in modo così ossessivo. Siamo avvolti in una spirale senza fine di revival, decennio dopo decennio, e poi di nuovo indietro. Anche il nuovo ricicla frammenti di passato. Ci sono molte cose belle in giro ma fanno fatica a diventare immaginario collettivo e non riescono a smuovere, a prendere il posto, o meglio attualizzare il lessico di questo immaginario. Essere condannati al vivere nel passato è direttamente proporzionale alla incapacità di avere una visione del futuro. Tutte le principali forze attive nel mondo incoraggiano poco a coltivare il futuro, a viverlo con euforia e speranza, ma dovremmo forse porci la questione in altri termini. Va benissimo rivivere le canzoni che abbiamo amato nel corso della nostra vita, ma una parte di noi dovrebbe avere gli occhi fermi e dritti sulla contemporaneità e pretendere che anche il presente abbia qualcosa di importante da dirci.