Quando si torna in un luogo dell’infanzia ci si ritrova imbozzolati nei ricordi. Da giovani non ci si fa troppo caso, la parabola della vita è in ascesa, si è carichi di energia, non si ha tempo né voglia di guardarsi indietro. Si è programmati per imparare, non per ricordare.
Quando si è in là con gli anni è molto diverso. Il tempo da vivere sembra meno importante di quello già vissuto – e oggettivamente: è molto più ridotto. La vita fa una specie di curva quasi naturale, è meno rettilinea e meno impetuosa, tende a riavvolgersi. A indugiare. Fa i cerchi, come il fiume quando si riposa e ristagna.
Non è una sensazione triste, devo dire. Anzi, a volerne cogliere l’essenza è una grande novità, questo avvertire che il tempo smette di correre e fa una larga ansa. La vecchiaia, per tutti, è decisamente una novità, qualcosa che accade e non ci eri abituato. E come tale ci si deve preparare a viverla, per viverla bene. Non come una sottrazione ma come un’aggiunta.
Scrivo questo Ok Boomer! da una casa di montagna che mi è molto cara, sei generazioni ci hanno dormito, e sei sono tante. I morti, qui dentro, sono più numerosi dei vivi, anche se vedi correre i bambini e i giovani preparano lo zaino per uscire in passeggiata. Mia madre, nei suoi ultimi anni, non ci voleva più salire. «Troppi ricordi», diceva. Si era stancata di ricordare.








