Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.
“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. La citazione da Ecce Bombo di Nanni Moretti ha quasi 50 anni, ma non li dimostra. Anzi calza ancora benissimo. Già, perché il 2026, ancora più dell’anno precedente, è ufficialmente l’anno dell’unfollow. Le statistiche, per una volta, non mentono. L’analisi basata sui dati Audicom-Audiweb diffusa a novembre dello scorso anno aveva segnalato una lieve contrazione dell’uso dei social network in Italia. Più che una fuga, però, si trattava di un segnale, confermato nel 2026, di disaffezione del loro uso: si abbandonano alcune piattaforme e ci si concentra su poche app dominanti, soprattutto video. I social diventano sempre più media, motori di ricerca e canali di acquisto e informazione, integrando l’IA e riducendo la dimensione relazionale tradizionale. Perché? C’entra l’enshittification (neologismo terribile quanto il concetto che esprime, eletto parola del 2024 dal prestigioso dizionario australiano Macquarie), quel processo di progressiva “merdificazione” dei servizi online che sta interessando social media, così come Airbnb, Amazon, Netflix e affini.






