L’inferno, per usare le parole di John Milton in Paradiso perduto, è una «oscurità visibile», qualcosa di appiccicoso e inquietante e solo apparentemente paradossale. Da quella immagine, Victoria Noorthoorn e Patricio Orellana del Museo d’arte moderna di Buenos Aires, assieme ad Augusto Maurandi di Spazio Punch, hanno provato a seguire le tracce che rimandano a cinquant’anni fa, tanto è il tempo trascorso dal golpe militare in Argentina. E così hanno chiamato a raccolta diciannove artisti e collettivi per mettere in scena la loro Darkness visible: questo il titolo della mostra in corso a Venezia (Spazio Punch, Giudecca, fino al 22 novembre).
SCORRONO I RITAGLI di giornale di Léon Ferrari, collage di una folla di fantasmi, compreso il figlio, sequestrato e desaparecido. Si vede il Pantheon dei libri, quelli messi al bando dal regime, edificato a Buenos Aires da Marta Minujín. Si fa strada il corpo impassibile di Liliana Maresca, stretto in impossibili artefatti sado-maso e incombe l’inquietante corpo-mangrovia, così nero da inghiottire chi è in fuga, come nel grande disegno di Ana Gallardo. E poi ci sono loro, travestiti e transessuali, protagonisti di centinaia di polaroid e piccole fotografie: i sorrisi complici in una festa a casa di qualcuno; i seni siliconati bene in vista a mo’ di sfida; gli sguardi esausti, seduti nel parco di un qualche luogo di esilio, la sorellanza come una nuova famiglia, un lungo abbraccio, un bacio rubato.








