di Caterina Maniacisabato 6 giugno 20264' di letturaU n fuoco inestinguibile lambisce e minaccia, si intravvede in fondo, come visto dall’orlo di un pozzo, un rossore che brucia anche da lontano; il tempo non passa mai, o meglio: un giorno dura quarant’anni – di tempo terreno – e agli anni si aggiungono anni, secoli, millenni. Lamenti, sospiri, ma anche la possibilità di materializzarsi nelle case e nelle vie abitate un tempo – da vivi – e ai vivi chiedono in tanti modi diversi di non dimenticarsi di loro, che ora vivono in un’altra dimensione, tra i patimenti previsti per espiare i vari peccati accumulati. Anime che mormorano fastidiosamente all’orecchio di chi, per impulso misericordioso, si impegni a pregare per loro, elargiscono piccoli doni e rasserenanti prodigi.Diventano pallidi fantasmi malinconici e muti, in cerca di un volto amico e benevolo, seduti accanto al proprio cane... il fantasma del loro cane... Ma come, anche i cani diventano anime purganti?
Si viaggia nel grottesco e misterioso oltremondo del Purgatorio, così come lo mette in scena Rosa Matteucci, nel breve giro di poche pagine che scorrono via e nello stesso tempo hanno l’effetto di un romanzo ponderoso. Si tratta di Lotteria delle anime (Adelphi editore, pp. 56, euro 7), appena arrivato in libreria, lettura trascinante anche per via della scrittura unica della Matteucci, barocca e immaginifica, con termini dialettali intrecciati a quelli più aulici e desueti.Perché scrivere del Purgatorio? «Delle anime purganti non si parla, nessuno immagina l’orrore dello stato di tribolazione in cui vivono, nessuno si preoccupa per la loro condizione», spiega l’autrice.










