Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:46

Per vivere una vita etica è sempre buona cosa tenere presente l’inferno. Questa era un’opinione molto diffusa nel Medioevo. Il mistico Ignacio di Loyola nel suo Esercizi spirituali (scritto nel 1548), una sorta di manuale con l’obiettivo di liberare l’anima dalle passioni e condurla all’unione con Dio attraverso un percorso di quattro settimane (tipo i manuali di auto aiuto odierni), suggeriva tra le altre cose di tenere un “inferno dipinto” vicino al letto. Questo agevolava visioni notturne in cui viaggiare nei gironi infernali, e visualizzare le torture subite dalle anime dannate. Questo avrebbe dissuaso dal commettere peccati.

Gli uomini e le donne di quei secoli pensavano continuamente all’Inferno, e lo immaginavano come era stato canonizzato da Dante. Era il Sommo Poeta ad aver creato un immaginario efficace di quel luogo grazie a immagini potenti e incisive che erano rimaste innestate nella mente (e nei dipinti) di tanti. A duecento anni dalla sua composizione la Divina Commedia era letta e studiata in tutta Europa (anche se alcune parti erano state messe all’indice nella Spagna dell’inquisizione per alcuni riferimenti non graditi).