Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:27

Con Lupi nella notte (traduzione di Michela Carpi; Jimenez Edizioni), Michael Farris Smith incide una ferita direttamente sulla carta. Se cercate il conforto dei buoni sentimenti o la quadratura del cerchio dei polizieschi da salotto, girate al largo. Qui siamo nel territorio del Southern Gothic più puro, dove l’umidità del Mississippi ti entra nelle ossa e non ti lascia più. Smith si conferma il profeta di un’America dimenticata, quella delle terre di confine dove la redenzione è un miraggio e il destino ha il sapore del ferro e del sangue.

Tutto inizia con un’assenza: una donna anziana che svanisce nei boschi, inseguendo i fantasmi della memoria. Quel vagabondare la porta dritto nel cuore della notte, dove due uomini pericolosi pianificano un crimine sospeso nel tempo. Smith utilizza una prosa dolente e corrosiva per scavare nel fango dell’esistenza umana. Non c’è spazio per il superfluo; l’autore riduce l’epica ai suoi elementi primordiali, trovando frammenti di speranza laddove sembra regnare solo l’assenza di significato. È un’opera inquietante e ipnotica, capace di parlare di redenzione attraverso la violenza e la bellezza della lingua scritta. Un libro brutalmente geniale per chi cerca la verità oltre il visibile.