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Ultimo aggiornamento: 7:15

Con Il mago (traduzione di Gioia Zannino Angiolillo e Lucrezia Pei; a cura di Lucrezia Pei e Pasquale Donnarumma; Safarà Edizioni), John Fowles non ha semplicemente scritto un romanzo, ha eretto un labirinto letterario, un complesso reportage sull’identità e l’illusione che continua a sfidare e sconvolgere i lettori decenni dopo la sua prima pubblicazione (1965, e la successiva edizione rivista del 1977).

L’autore britannico, padre della letteratura postmoderna, ci getta nell’esperienza straniante del suo protagonista, Nicholas Urfe, un giovane laureato di Oxford, cinico e nichilista, che cerca di sfuggire alla noia della sua vita. La sua fuga lo porta in un luogo remoto, un’isola greca chiamata Phraxos, dove accetta un posto di insegnante in una scuola per ragazzi. L’isola, inizialmente percepita come una suggestione esotica, diventa presto un confine sottile tra realtà e artificio. È qui che Urfe incontra Maurice Conchis, un ricco e cosmopolita enigmatico, padrone di una villa isolata. Conchis non è solo un personaggio; è un catalizzatore, un maestro burattinaio che orchestra una serie di eventi elaborati, spesso definiti come un masque o psicodramma. Blake ci guida attraverso questa serie di mistificazioni, in cui storia, psichiatria, misticismo e seduzione si fondono in un gioco sempre più oscuro e personale.