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Ultimo aggiornamento: 9:52
Esistono notti che non finiscono mai, notti alimentate da paranoia, eccessi e quel vuoto pneumatico che ti assale quando il successo ti ha già dato tutto, tranne una ragione per svegliarti il giorno dopo. Insomnia di Robbie Robertson (traduzione di Gianluca Testani; Jimenez Edizioni) è il diario di bordo di un naufragio condiviso tra due titani che hanno ridefinito l’immaginario americano.
Tutto inizia con un funerale mascherato da festa: The Last Waltz. Quando le luci del Winterland si spengono nel 1976, Robertson si ritrova senza i compagni di una vita, senza un matrimonio e con il peso di un mito difficile da gestire. Bussare alla porta di Martin Scorsese a Beverly Hills non fu solo cercare un tetto, ma trovare un complice. Anche “Marty” era in pezzi. Due trentacinquenni famosi, ricchi e allo sbando, decidono di convivere, trasformando un appartamento in un laboratorio di sopravvivenza creativa. Il libro ci trascina nel post-sbornia degli anni Settanta, un territorio dove il cast è da capogiro — da De Niro a Harvey Keitel, fino a una Sophia Loren che spunta come un miraggio — ma dove il vero protagonista è il pericolo. Robertson racconta senza sconti la tentazione dell’autodistruzione e quella collaborazione simbiotica che avrebbe dato vita alle colonne sonore più iconiche del cinema moderno.






