L’ultima fatica di Carlo Ossola, Il fuoco nella pietra La tradizione mistica moderna (Vita e Pensiero «Arti e Scritture», pp. 256, euro 20,00), non è un libro che si legge, ma un libro che si attraversa. Si apre con una visione epifanica: nell’agosto del 2025, l’autore osserva un raggio di sole colpire la cattedrale di Maguelone, trasformando la pietra in un incendio di luce. Questa immagine è la chiave di volta: la mistica è esattamente questo, un «fuoco» – l’esperienza divina, lo Spirito – che abita la «pietra» – la condizione umana, il linguaggio, la storia. In questa visione si condensa il nucleo dell’indagine: la mistica come tensione tra latenza e manifestazione, parola e silenzio, esperienza e scrittura.
Il volume si impone come opera di rara densità speculativa, capace di coniugare erudizione filologica, profondità teologica e sensibilità letteraria. Fin dalle prime pagine esso dichiara la sua ambizione: non solo offrire una storia della mistica, quanto interrogare il linguaggio che la rende dicibile, pur nella sua prossimità all’indicibile. E infatti, uno dei meriti maggiori di questo lavoro è proprio la sua capacità di sottrarre la «parola mistica» a un vago spiritualismo per restituirla alla sua dignità di «tradizione letteraria e sapienziale», ricostruendone la genealogia in un viaggio che parte dal XVI secolo – il Siglo de Oro della mistica spagnola – per arrivare alle soglie del nostro presente, interrogando i silenzi di Michel de Certeau e le liriche di Rainer Maria Rilke. La «parola mistica» dunque non è intesa come un linguaggio irrazionale o delirante, bensì come una forma rigorosamente codificata di sapere, una vera disciplina del dire: Ossola rifiuta tanto le riduzioni psicologiche quanto gli approcci spiritualistici che, nel Novecento, hanno banalizzato tale tradizione, e anzi mostra come il discorso mistico si configuri quale sistema retorico autonomo, dotato di formule e protocolli propri.











