L’angelo della storia, nella celebre immagine di Walter Benjamin, ha lo sguardo rivolto al passato: «vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto». E il passato ha un certo diritto sulla generazione presente: il diritto di essere redento, riscattato, vendicato. Lo spazio del passato – di un passato per molti versi sepolto, eppure ancora irradiante un’aura mitica – è l’oggetto di ricerca di Geniali dilettanti. Occupazioni e musica a Berlino, di Matteo «Babe» Ferrari (Agenzia X, pp. 256, euro 17).
IL PAESAGGIO BERLINESE è colto allo zenit del proprio splendore decadente, negli anni ’80, quando la città assomigliava ad una sorta di allucinazione lisergica disseminata di occupazioni, concerti punk, new wave, industrial e di altra musica insopportabile alle orecchie educate al rock e al pop novecenteschi. Berlino Ovest, in quanto enclave capitalista nel blocco socialista, era un’eccezione nel panorama occidentale: «La crisi degli anni settanta – scrive l’autore – produsse la diffusione della dottrina neoliberale (…) come superamento del sistema keynesiamo. Sembrava che accadesse ovunque, eccetto che a Berlino». Poi questo universo insolito si incrina, e mette un piede già nel nostro mondo: il crollo del muro e della DDR, gli uffici amministrativi sgomberati e presto occupati dalle feste della cultura technorave, edonistica e febbrile, propria di un esodo di massa. In questo senso la città ebbe a condensare l’immagine di un occidente in trasformazione.









