Tra le guerre che sconvolgono il mondo infuria, soprattutto in area angloamericana, una guerra senza spargimento di sangue. È la guerra al passato, di cui tratta Frank Furedi, sociologo ungherese naturalizzato canadese, docente emerito all’università del Kent, nel libro “La guerra contro il passato. Cancel culture e memoria storica”, che elenca episodi famosi e spesso grotteschi collocandoli in una riflessione di ampio respiro.Per lunghi secoli «il passato è stato considerato nella prospettiva ciceroniana della “historia magistra vitae”, ossia capace, se lo si studia, di offrire un insegnamento per il futuro», osserva all’inizio Furedi. Ma questo proverbiale criterio è andato in crisi già in epoca umanistico-rinascimentale e successivamente nella temperie illuministica.Dire Storia perse significato nella cultura europea: il primo conflitto mondiale e Auschwitz furono traumi che dissolsero una fiducia già incrinata. Il declino dell’invadente storicismo ha compiuto l’opera. Il passato non è percepito come una tirannica tavola di valori, ma un insieme vario di conquiste e sconfitte che richiede una complessiva visione critica. Per molti, invece, è da dimenticare per avventurarsi verso un nuovo inizio, da anno zero. Dilaga oggi il presentismo, il turbato ripiegamento nel presente, che dissolve gli ideali e spinge a un totale distacco dalle tradizioni. È sorta una teoria del cambiamento dominata da un’irrefrenabile accelerazione, che «separa il presente dal passato ed elimina la distinzione tra presente e futuro», nota l’autore, oscura finalità condivise, scioglie rapporti generazionali.Abbattere una sacrale monumentalità infarcita di propaganda è giustificabile: quante statue di tiranni, da Mussolini a Stalin, sono state abbattute e quante di Cristoforo Colombo imbrattate o tolte! Non è facile distinguere in un personaggio l’apporto complessivo e prendere a pretesto una sola componente del suo pensiero o del suo operato. Churchill ha avuto cadute razziste orrende nell’inneggiare alla superiorità dell’uomo bianco e alle stabilità dell’Impero, ma è stato anche un portentoso stratega nella lotta contro il nazismo. Come si può condannare in toto? Occorre misura critica nel rileggere e insegnare il passato. La “cancel culture” fa di ogni erba un fascio e condanna senza appello. Lucien Febvre giudicava l’anacronismo il peggior peccato dello storico. Talune acquisizioni nell’ambito dei diritti fondamentali sono state il frutto di lotte eroiche contro dittature e oppressioni. Se si ignora questa dinamica dialettica che percorre e anima il passato si rendono irrilevanti diritti fondamentali. L’espansione territoriale del presente «non solo ha esautorato il passato, ma anche sbarrato la strada al futuro», ha scritto François Hartog. Nei capitoli che si susseguono si esaminano tendenze che interpellano la distinzione tra inveterate eredità e progettazione del futuro.Le problematiche del “gender” – lemma introdotto nell’accezione invalsa nel 1955 dal sessuologo John Money – se son chiamate a superare il rigido binarismo anagrafico non devono sfociare in un’impertinente e generalizzante interpretazione “queer”. La ricerca di identità non può essere trasferita meccanicamente da una dimensione individuale, anch’essa non fissa, a un attributo statale o regionale, ignaro del pluralismo e votato a esiti sovranistici e nazionalisti. Quanto alla lingua vanno evitate acrobazie che hanno convinto The Lancet a chiamare le donne “corpi senza vagine”!Due brillanti pamphlet stanno appropriatamente accanto al saggio di Furedi. Giovanni Belardelli ha dato alle stampe con “Il tramonto del passato” (Rubbettino) un approccio conservatore, riallacciandosi al Machiavelli classicista: «debbe uno uomo prudente entrare sempre per vie battute da uomini grandi e quegli che sono stati eccellentissimi imitare». Giorgio Caravale non le manda a dire. Nel suo duro “Chi controlla il passato La storia nelle mani del potere” (Laterza) evidenzia lo spregiudicato uso politico del passato favorito da una censoria “cancel culture” e da un asettico e scarnificante andazzo “woke”: «Abbiamo davvero così poca fiducia nella nostra capacità di giudicare la storia da voler rimuovere ogni traccia visiva di un passato di cui, giustamente, possiamo e dobbiamo vergognarci?”. Domanda da rivolgere a destra e a sinistra.
Il passato è una terra sconfitta: tra cancel culture e memoria storica
Dilaga il ripiegamento nel presente. Che rimuove il tempo di ieri e sbarra la porta al futuro. Le riflessioni nel saggio di Furedi e nei due brillanti pamphlet











