Una delle tracce di testo argomentativo (B3) affronta il tema delle “Frontiere”. Lo spunto di partenza è un passaggio di un’opera del sociologo Frank Furedi, “I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere”. Furedi è un sociologo ungherese, naturalizzato britannico, che nelle sue opere si concentra sui confini: quelli territoriali, secondo il quale “l’abbattimento indiscriminato di quelli - geografici, morali e culturali” non ha avuto la capacità di generare una maggiore libertà, ma al contrario ha privato l’individuo di quelle coordinate necessarie per orientarsi. Allora, dice il sociologo, la riscoperta di tracciare linee, che è un’arte, non è un atto di ostilità, ma una necessità per la sopravvivenza delle società democratiche e per la costruzione di una solida identità collettiva.

Il mondo fluido, inteso nella sua estensione di globalità – sostiene Furedi – alla fine si è rivelato una illusione e ha mostrato i suoi limiti. Quindi, un mondo senza frontiere è un concetto retorico che andrebbe rivisto invece in una terra e nei suoi abitanti capaci di comprendere il valore di un’identità: quella nazionale. Il personaggio Teorico della “cultura della paua”, Frank Furedi è nato a Budapest nel 1947 e dopo la rivoluzione ungherese del 1956 segue la propria famiglia, che si rifugia prima in Canada, poi nel Regno Unito. Qui costruisce la sua carriera accademica, diventando professore emerito di Sociologia all'Università del Kent. Una vita da migrante politico che oggi si intreccia a riflessioni sul valore delle frontiere. Oggi è direttore di MCC Brussels, un think tank finanziato dal governo di Viktor Orbán.