Il feretro avanzava a fatica, quasi inghiottito dalla folla. Non è un’immagine solo di devozione: è la fotografia di un potere che, anche dopo la morte, prova a mostrarsi intatto. A Kerbala, dove il martirio è memoria religiosa viva prima ancora che categoria politica, migliaia di persone si sono strette attorno alla salma di Ali Khamenei, trasformando il rito funebre in un messaggio pubblico rivolto insieme a Iran, Iraq, Stati Uniti e Israele. Il corteo, giunto dalla vicina Najaf, ha attraversato una delle città più sacre per lo sciismo in un clima insieme solenne, teso e profondamente simbolico.

Secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale irachena INA e confermato da altre fonti internazionali, la salma dell’ex leader iraniano è arrivata a Kerbala dopo una prima tappa a Najaf, altra capitale spirituale dello sciismo, dove erano già confluite migliaia di fedeli, esponenti religiosi e delegazioni politiche. Nella città santa irachena, i partecipanti hanno sventolato bandiere iraniane e irachene, oltre a vessilli religiosi e ritratti di Khamenei. Il feretro è stato quindi trasferito presso i santuari dell’Imam Hussein e di Abbas, luoghi centrali dell’immaginario sciita, per le preghiere funebri.