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Greta Privitera

Il regime ha messo a punto un rito che mescola il ricordo dell'ayatollah e la volontà di dimostrare la propria forza davanti a ogni crisi

Una settimana di lutto trasformata in liturgia di Stato. Da oggi fino al 9 luglio, la Repubblica islamica mette in scena quello che definisce «il funerale del secolo», una commemorazione che è più dimostrazione di forza e continuità di un Paese appena stato in guerra contro i nemici di sempre, Stati Uniti e Israele. La morte di Ali Khamenei, avvenuta in un attacco aereo nel primo giorno del conflitto, il 28 febbraio, viene incastonata in una narrazione di martirio che richiama uno dei pilastri identitari dell'islam sciita. Il contesto del cessate il fuoco rende ogni immagine - dalla folla alle delegazioni straniere - anche un messaggio verso l’esterno.

Il percorso: da Teheran a Mashhad, passando per Qom e l’IraqLa traiettoria del funerale ricalca la geografia del potere religioso. La prima tappa è Teheran (4-5-6 luglio), il centro politico, dove il corpo viene esposto alla moschea Grand Mosalla e dove si misura la capacità di mobilitazione dello Stato. Poi si andrà a Qom (7 luglio), la città che rappresenta la legittimità religiosa, il luogo in cui si forma il clero che sostiene la Guida Suprema. Per passare da Najaf e Karbala (8 luglio), in Iraq, proiettando l’evento su scala transnazionale, dentro una comunità sciita che supera i confini iraniani. L'ultimo passaggio sarà a Mashhad (9 luglio), che con la sepoltura chiuderà il cerchio. Lì si trova il santuario dell’Imam Reza ed è la città natale di Khamenei, luogo dove si fondono sacro e biografia, politica e devozione.