Diversi gelati confezionati entrati nell’immaginario collettivo italiano pesano un po’ di meno e costano significativamente di più rispetto a qualche anno fa. Dal Maxibon alla Coppa del Nonno, le confezioni hanno perso qualche grammo, nonostante negli ultimi cinque anni il loro costo al supermercato sia aumentato in media del 40 per cento, stando ai dati Istat.

Come accaduto ad altri generi alimentari, anche i gelati sono diventati oggetto della cosiddetta shrinkflation (dall’unione delle parole inglesi shrink, cioè “ridurre”, e inflation, “inflazione”), una pratica con cui le aziende riducono la quantità di prodotto mantenendo invariato o aumentando leggermente il prezzo, così da compensare l’aumento dei costi senza rendere troppo evidente il rincaro agli acquirenti.

Una recente analisi pubblicata da Altroconsumo ha dimostrato per esempio che tre gelati molto famosi, il Magnum prodotto da Algida e la Coppa del nonno e il Maxibon prodotti da Motta, hanno subito nel tempo una riduzione della quantità contenuta nelle confezioni, a fronte di prezzi aumentati.

Dal 2021 a oggi il peso del Magnum è diminuito da 79 a 75 grammi, e per acquistarlo spendiamo il 26 per cento in più rispetto a cinque anni fa. La Coppa del Nonno, prodotta da Motta, è invece passata da 72 a 65 grammi, con un rincaro del 25 per cento. Per il Maxibon, sceso da 102 a 96 grammi, il prezzo è invece cresciuto addirittura del 43 per cento.