I gelati confezionati costano sempre di più. In cinque anni i prezzi medi di biscotti, cornetti e stecchi hanno subito un’impennata del 40%, con picchi del 75% al chilo per alcuni marchi della grande distribuzione. Non basta la sola shrinkflation (la pratica di ridurre le quantità di prodotto nelle confezioni lasciando invariato il prezzo ndr) a spiegare una crescita straordinaria: dietro il fenomeno si nascondono l’inflazione sui prodotti alimentari e i rincari, spesso poco chiari, seguiti alla crisi energetica e logistica di qualche anno fa.
Shrinkflation: con gli anni nelle confezioni gelati sempre più piccoli
Quella che i gelati confezionati siano diventati, con il passare degli anni, sempre più piccoli è un’impressione piuttosto diffusa. Stecchi che stanno sul palmo di una mano e cornetti che, estate dopo estate, si riducono a vista d’occhio. Ma non è l’unico fenomeno che interessa uno degli snack più iconici dell’estate, perché in modo inversamente proporzionale, al diminuire delle dimensioni sono cresciuti i prezzi. Un fattore non di certo nuovo: l’impennata dei generi alimentari è un elemento importante e che osserviamo da tempo, tanto che anche l’autorità Antritrust sta indagando per fare luce e cercarne le cause reali. Ad aver contribuito a far lievitare i costi finali per i consumatori ci sono poi fattori come la crisi energetica e i rincari dei prezzi delle materie prime, come l’aumento dei prezzi del cacao e la forte volatilità dei prezzi, che hanno reso la produzione di gelati meno conveniente per le stesse aziende.









