Coni e stecchi che diminuiscono di dimensione e aumentano di prezzo: i gelati confezionati da qualche estate stanno compiendo una piccola metamorfosi, in linea con un fenomeno che interessa da tempo diversi generi alimentari. Complice la crisi energetica, i rincari delle materie prime (in primis, il cacao) e la volatilità dei prezzi, le stesse aziende trovano più complesso sostenere i costi di produzione. Il risultato è che negli ultimi cinque anni, secondo i dati Istat, i prezzi sono aumentati del 39,6%. Il primo grosso scatto è stato nel 2022: +13% sul 2021. Idem nel 2023: +16% sul 2022. E, contemporaneamente, le grammature diminuiscono, seguendo il fenomeno della shrinkflation.

Un approfondimento di Altroconsumo mostra come i prezzi dei confezionati siano aumentati maggiormente rispetto all’inflazione dei generi alimentari. Complice proprio la shrinkflation, spesso l'aumento dei prezzi al chilo è ancora più alto di quelli a porzione, con picchi rilevati da Altroconsumo del +75%. Diminuiscono i grammi, ma non le calorie, che per porzione sono infatti le stesse, o leggermente più basse, e i grassi totali e i saturi sono spesso gli stessi rispetto al 2021. Più di frequente, questo è l’impatto di riformulazioni, in parte dovute al cambiamento di grassi. Per esempio, in alcuni prodotti il burro della ricetta del 2021 è stato sostituito con il grasso di cocco, tra gli oli vegetali più economici.