Le dichiarazioni incendiarie di Donald Trump alla vigilia del vertice Nato sembravano prefigurare una frattura con gli alleati. Il comunicato finale racconta invece una storia diversa, con il rilancio della difesa collettiva, il sostegno all’Ucraina e nessun segnale di disimpegno americano. Proprio questa distanza tra retorica e decisioni, però, rafforza la necessità per l’Europa di dotarsi finalmente di una capacità politica e militare più autonoma all’interno dell’Alleanza. La riflessione del generale Vincenzo Camporini
Sono le 18 del giorno 8 luglio e ho appena finito di leggere alcuni commenti al Comunicato Finale del vertice Nato di Ankara, dopo aver letto in mattinata le dichiarazioni rilasciate da Trump prima dell’avvio dei lavori.
C’è davvero da rimanere confusi e frastornati: questa mattina il Potus si è scagliato senza freni contro tutti coloro che ostacolano, peggio, che non facilitano il conseguimento dei suoi obiettivi dichiarati, che si tratti dell’aggressione all’Iran, come dell’ambizione ad impadronirsi della Groenlandia. Sul tema delle spese della difesa Trump ripete ossessivamente cifre di fantasia sull’onere che nei decenni gli Stati Uniti si sarebbero assunti per proteggere i neghittosi europei, i quali ne avrebbero approfittato per crearsi il Paese di Bengodi, distribuendo benefici a pioggia, dimenticando che l’Europa ha costituito durante la Guerra fredda la difesa antemurale del territorio americano e che quindi gli Usa avevano un interesse strategico a garantirne la difesa. Quanto poi alla qualità della spesa, non si deve dimenticare che una parte cospicua delle risorse investite in sistemi d’arma da parte europea finivano (e finiscono) in commesse per l’industria della difesa statunitense, con i conseguenti benefici economici per gli Usa.











