Donald Trump era arrivato in Turchia insultando gli alleati europei, minacciando nuovi dazi contro la Spagna e accusando Francia, Germania, Italia e Regno Unito di non aver sostenuto abbastanza la guerra contro l’Iran. Prontissimo a sferzarli uno a uno. Invece è ripartito dopo aver firmato una dichiarazione che riafferma l’importanza dell’articolo 5 della Nato, promette nuovi aiuti all’Ucraina e disegna un’Alleanza sempre più vicina all’idea della Casa Bianca, cioè più responsabilità dell’Europa e meno centralità americana. Nel mezzo, c’è stato anche un inatteso disgelo con Volodymyr Zelensky. Gli insulti ci sono stati, e va ricordato che con Trump è tutto effimero, è tutto transitorio, soprattutto le buone notizie. Per il momento però c’è almeno qualcosa di incoraggiante.

Il comunicato finale del summit è brevissimo, molto lineare. Sei punti in tutto, di cui l’ultimo è solo un ringraziamento alla Turchia per l’ospitalità. Nel testo si ribadisce l’«impegno incrollabile» alla difesa collettiva prevista dall’Articolo 5 del Trattato di Washington – «un attacco contro uno è un attacco contro tutti» – e si annunciano cinquanta miliardi di nuovi investimenti nella difesa, nell’industria militare e nelle tecnologie strategiche.