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Prima la tempesta e poi la bonaccia. Anzi, di più. Nella sala del Consiglio Atlantico Donald Trump ha percepito «l'amore» degli alleati per gli Stati Uniti. E per lui stesso, ovviamente. Il tycoon ha terremotato il vertice di Ankara, attaccando nel mattino - i soliti che non hanno aiutato sull'Iran, specialmente la Spagna ma anche l'Italia per il mancato uso delle basi - e ricucendo nel pomeriggio. Roma torna ad essere «buona». «Quasi tutti sono stati buoni, hanno avuto un momento cattivo», chiosa the Donald. Che poi sintetizza: «Abbiamo ritrovato l'unità».La minaccia di embargo su Madrid

Certo, Madrid potrebbe non essere ancora al sicuro. Secondo il Wall Street Journal, il Tesoro «lavorerà con l'ufficio del rappresentante per il commercio per fornire al presidente una lista di prodotti spagnoli che potrebbero essere soggetti a embargo nei prossimi giorni», per dar seguito alle minacce d'inizio giornata, lanciate nel corso del suo punto stampa con il segretario generale Mark Rutte (che ha cercato di calmarlo, interrompendo il flusso di coscienza del presidente Usa ricordando quanto l'Europa ha fatto per sostenere le forze americane nell'operazione contro Teheran). Si vedrà. La sfuriata potrebbe non avere conseguenze, anche perché Madrid fa parte del mercato unico. Il premier Pedro Sanchez ha detto di trattare le critiche «con calma, pazienza e una certa normalità», dato che in generale le relazioni sono buone e che con Trump ha chiacchierato a margine del vertice senza drammi, parlando del mondiale di calcio. Insomma, prevale il messaggio che circola da tempo all'interno dell'Alleanza: guardare alle cose concrete e non (solo) alle dichiarazioni.