Mercoledì, dopo una riunione di due giorni ad Ankara in Turchia, i leader dei paesi che fanno parte della Nato hanno approvato una dichiarazione in cui hanno ribadito la solidità dell’alleanza e il loro impegno a rispettare la clausola di difesa collettiva prevista dall’Articolo 5. Non era un esito scontato, considerando che alcune ore prima il presidente statunitense Donald Trump aveva attaccato duramente molti paesi alleati. Alla fine dell’incontro le sue dichiarazioni sono state però molto più concilianti.
Sono stati anche annunciati nuovi investimenti militari, e 70 miliardi di euro in equipaggiamenti militari, assistenza militare e addestramento per l’Ucraina per il 2026 e il 2027. Nella pratica gli Stati Uniti non pagheranno, visto che dal 2025 hanno sospeso gli aiuti militari all’Ucraina, e quindi verranno finanziati soprattutto dai paesi europei che fanno parte dell’alleanza e dal Canada.
Trump ha anche detto che gli Stati Uniti concederanno all’Ucraina la licenza per produrre da sola i sistemi di difesa Patriot: sono missili terra-aria che vengono usati per colpire aerei, missili da crociera (che seguono cioè traiettorie guidate) e missili a corto raggio. L’Ucraina ne ha un grande bisogno, per intercettare i missili lanciati dalla Russia, e chiedeva da tempo il permesso di produrli.










