«Per quanto la riguarda, Marine Le Pen è pronta ad assumere il ruolo e a tagliare la strada all’elettorato di destra». A pensarlo, a proposito della corsa all’Eliseo in cui la leader ultranazionalista si è appena lanciata nonostante una condanna in appello per appropriazione indebita di fondi pubblici, è il politologo francese Arnaud Benedetti, docente a Sorbonne Université, autore di «Alle porte del potere. Rn, la vittoria ineluttabile?» (Michel Lafon), dedicato all’ascesa del partito lepenista erede del Fronte Nazionale. Siamo al vero inizio della campagna presidenziale? Senza dubbio. Fin quando restava l’incertezza sul candidato del Raggruppamento nazionale, che detiene oggi il primo gruppo parlamentare all’Assemblea nazionale, oltre ad essere in testa in tutti i sondaggi, la campagna si ritrovava come in sospeso. Oggi, lo scenario è chiaro e del resto tutti i contendenti si posizionano già rispetto a Marine Le Pen, tanto a sinistra, come a destra, oltre che al centro.La condanna confermata in appello potrebbe divenire un tallone d’Achille per Le Pen? Sul piano giuridico, con il ricorso in Cassazione, è presunta innocente. In effetti, i concorrenti enfatizzano la contraddizione di un partito che ha fin qui perorato la probità pubblica. La sinistra e anche il blocco centrale, forse persino i Repubblicani, continueranno a martellare su questo punto. Ma in proposito, la stessa virulenza degli attacchi visti nelle ultime ore dimostra che la candidatura Le Pen fa paura.Le Pen accentuerà il suo posizionamento anti-sistema? Continuerà senz’altro a mostrarsi come un’anti-sistema, assecondando i sentimenti di ampi settori dell’opinione pubblica. Ma al contempo, pian piano, dovrà dimostrare di divenire un attore politico pienamente responsabile, capace di rispettare i codici fondamentali del potere, anche sul piano del rispetto della diversità del Paese. Dovrà, insomma, tenere assieme entrambi gli atteggiamenti. In questo, potrà essere utile il tandem con Jordan Bardella, dato che sono abbastanza complementari, secondo una formula già rodata. In proposito, sulla scelta di Le Pen di candidarsi non pesano forse pure le differenze con Bardella? Concordo con chi pensa che i due non sono interscambiabili. Ma ritengo che la loro forza risieda proprio in questa complementarietà. Hanno bisogno reciprocamente dell’altro e il Raggruppamento nazionale ha bisogno dell’una e dell’altro. Le Pen è più ascoltata dai ceti popolari. Bardella è meglio compreso dai giovani e dai simpatizzanti del liberismo economico. Si tratta di un’alchimia efficace. E non credo all’idea di divisioni profonde fra loro, anche se evidentemente hanno divergenze di vedute.Per gli avversari, questa capacità di rilanciarsi di Le Pen deve suonare come un’allerta?Direi di sì. Oggi, le due sole formazioni politiche davvero pienamente in campagna sono ‘La Francia insubordinata’ (sinistra radicale, ndr) e il ‘Raggruppamento nazionale’. Entrambe con una forte dinamica nelle intenzioni di voto. Gli altri partiti sono in una situazione ancora di attendismo o di difficoltà sulla scelta del miglior candidato. Nel blocco dei partiti centrali, ad esempio, sono ancora in lizza tre candidati potenziali, Edouard Philippe, Gabriel Attal e Bruno Retailleau. Lo stesso per i socialisti e i Verdi.