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di Redazione La Sicilia
08 Luglio 2026, 10:46
Alle 13,30 del 7 luglio 2026, in un’aula di Parigi, non si è deciso soltanto il destino giudiziario di Marine Le Pen. Si è incrinato, forse definitivamente, il meccanismo politico che da anni regge l’ascesa del Rassemblement national: una leader esperta, riconoscibile, ormai normalizzata agli occhi di una parte crescente dell’elettorato, e un delfino giovane, mediatico, spendibile come riserva di lusso. La condanna in appello per il caso degli assistenti parlamentari europei non cancella la presidente storica del partito, ma obbliga l’estrema destra francese a vivere simultaneamente in due campagne: quella di Le Pen e quella, potenziale ma sempre meno teorica, di Jordan Bardella.
La Corte d’appello di Parigi ha confermato la colpevolezza di Marine Le Pen nell’inchiesta sull’uso illecito di fondi del Parlamento europeo destinati agli assistenti degli eurodeputati del vecchio Front national, oggi Rassemblement national. In appello, però, la pena è stata rimodulata rispetto al primo grado del 2025: tre anni di carcere, di cui due con la condizionale e uno da scontare con braccialetto elettronico, una multa da 100.000 euro e soprattutto 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 sospesi. Tradotto politicamente: la parte effettiva dell’ineleggibilità sarebbe di 15 mesi, elemento decisivo perché, almeno in linea teorica, lascia aperta una finestra per una candidatura all’Eliseo nel 2027.











