Marine Le Pen si gioca da oggi l'Eliseo e il futuro in politica.

La leader del Rassemblement National, in assetto da battaglia per le presidenziali 2027 che potrebbero portarla all'Eliseo dopo tre sconfitte consecutive, cerca la riabilitazione dai giudici della Corte d'appello di Parigi. Ma soprattutto cerca di rovesciare a suo favore quella condanna in prima istanza a 4 anni di carcere (due con la condizionale e due col braccialetto) e a 5 di ineleggibilità che significherebbero una pietra tombale sulla sua avventura in politica.

In tailleur blu e camicia rosa, la leader dell'estrema destra, 57 anni, si è presentata al palazzo di Giustizia in anticipo e ha mostrato estremo riserbo con i giornalisti che la attorniavano. In aula, è emersa poi la nuova strategia difensiva, molto più soft rispetto a quella adottata finora: non reclamare l'innocenza o negare i fatti, ma insistere sull'aspetto dell'errore umano: "Se c'è stata una colpa", è stata la sua prima dichiarazione ai magistrati, "io non ho mai sentito di aver commesso alcun reato". Assenza di "intenzionalità" - questa la strada suggerita dagli avvocati - "seppure ci sia stata una colpa" quando "noi abbiamo assunto i nostri assistenti nel 2004, 2009 e 2014". Ha poi puntato il dito contro il Parlamento europeo per "non aver dato l'allerta come avrebbe dovuto fare". In particolare, l'istituzione di Strasburgo - secondo Le Pen - "aveva conoscenza dell'insieme di elementi costitutivi di quei contratti" così controversi degli assistenti parlamentari, ma non è uscita allo scoperto. "Non abbiamo nascosto niente", ha detto ai giudici.