“Il fatto non sussiste». Si è chiuso con l’assoluzione piena di tutti gli imputati il dibattimento nato dall’inchiesta Geo&Geo sul presunto saccheggio dei beni dell’Igea, la società in house della Regione Sardegna fondata per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale delle aree minerarie dismesse del Sulcis Iglesiente.

Ieri mattina, i giudici della Prima sezione penale del Tribunale di Cagliari hanno fatto cadere le accuse di peculato nei confronti dei 23 imputati che, in udienza preliminare, non avevano scelto riti alternativi.

L’inchiesta

Al termine dell’indagine qualcuno era finito anche in carcere, come ad esempio il sindacalista della Uil Marco Tuveri, mentre Giovanni Battista “Bista” Zurru era stato messo ai domiciliari e la segretaria Daniela Tidu aveva ricevuto la misura cautelare dell’obbligo di dimora.

In udienza preliminare, poi, in tanti avevano deciso di patteggiare o scelto l’abbreviato, con i giudici che avevano chiuso la pratica con numerose condanne. Per le ipotesi di truffa, invece, i reati erano poi stati dichiarati prescritti. I protagonisti dell’inchiesta, ma anche quelli che erano stati i nomi più noti, avevano invece scelto di difendersi a dibattimento da tutte le imputazioni decisi a dimostrare la propria innocenza e, ieri mattina, sono stati tutti assolti dalle accuse di peculato con la formula più ampia. Il collegio presieduto dalla giudice Lucia Perra ha accolto le richieste del pubblico ministero Nicola Giua Marassi che, già in avvio di requisitoria, aveva annunciato di voler chiedere l’assoluzione per tutti gli imputati rimasti adibattimento. Nessuno di essi avrebbe saccheggiato beni di valore dall’azienda regionale, anche perché non c’era nemmeno la prova che il materiale che la Procura riteneva fosse stato sottratto avesse in realtà un vero e proprio valore (in vari casi si trattava di beni ormai in disuso e dismessi da tempo).