HomeLuccaCronacaCava Terza a Vagli: "Il fatto non sussiste". Imputati tutti assoltiSi chiude l’iter giudiziario che nel 2021 portò al sequestro del sito estrattivo. Il presidente di Apuana Marmi, Ottavio Baisi: "Sentenza che non lascia dubbi".Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciDopo la sentenza del Tar della Toscana che negli ultimi giorni ha dichiarato illegittimo, per difetto di motivazione, il parere negativo della Soprintendenza in relazione alla richiesta della società Faeto Escavazione, dell’accertamento di compatibilità paesaggistica per sanare uno sconfinamento di scavo rispetto al piano autorizzato nella Cava Borella, sito estrattivo nel comune di Vagli, una nuova sentenza ha interessato il settore lapideo del paese della Garfagnana.

In questo ultimo caso, è arrivata la notizia della risoluzione della vicenda giudiziaria che nel 2021 portò al sequestro da parte dei Carabinieri Forestali di Cava Terza, uno dei bacini estrattivi più importanti e produttivi nel comune di Vagli Sotto, gestito dalla Cooperativa Apuana Marmi. Oltre al sequestro del sito di coltivazione del marmo, nell’inchiesta condotta dal pm Salvatore Giannino furono coinvolti anche il presidente della Cooperativa, Ottavio Saisi, e suoi collaboratori, denunciati e poi rinviati a giudizio. A distanza di oltre 5 anni dai fatti, il tribunale di Lucca ha scagionato gli imputati con la formula di assoluzione più ampia de "il fatto non sussiste", escludendo dunque ogni responsabilità e stabilendo come le accuse che erano state prodotte, a seguito di segnalazioni, circa gravi reati ambientali, tra cui lo sversamento e lo smaltimento illecito dei fanghi di escavazione, non abbiamo trovato reale riscontro. Secondo quanto ipotizzato all’epoca dagli inquirenti, nella cava non sarebbero stati smaltiti correttamente i residui, finendo per inquinare l’Abisso del Pozzone che alimenta la sorgente del Frigido. Una vicenda che nel marzo del 2021 portò, oltre al sequestro della cava, anche alla sua chiusura per oltre un anno, con l’accusa pendente di un reato particolarmente grave, oggi arrivata infine al capolinea. Sollevato della chiusura dell’iter giudiziario per se stesso, come principale imputato, e per la sorte dei 90 addetti che lavorano nel sito estrattivo, molto noto per il pregiatissimo marmo Callacatta, il presidente di Apuana Marmi, Ottavio Baisi, ha immediatamente informato sull’esito processuale i cavatori e le loro famiglie, commentando al riguardo: "Dopo tanti anni in sospeso, la soddisfazione è tanta, soprattutto per la formula espressa nella sentenza dai giudici che non lascia spazi a dubbi ".