Ritrovata dopo sei giorni sulle Dolomiti, una coppia è sopravvissuta solo con l’acqua. Ma come reagisce il corpo al digiuno prolungato? Molto dipende dalla costituzione e dalle condizioni ambientali. Qualcuno ha resistito più di un anno (ma sotto costante controllo medico)
Dopo essere rimasta bloccata per sei giorni senza cibo, la coppia di Osimo dispersa sulle Dolomiti Friulane è stata ritrovata all'alba del 7 luglio nei pressi dei ruderi di Casera Col Cadorin, a circa 1.700 metri di quota. Debilitati ma tutto sommato in buone condizioni di salute, Davide Cesaroni e Chiara Pesaresi hanno raccontato ai soccorsi di non aver mangiato per tutto il tempo, riuscendo a resistere bevendo soltanto l'acqua del torrente vicino al loro rifugio. Ma per quanto tempo il corpo umano può effettivamente sopravvivere senza cibo, bevendo soltanto un po' d'acqua? In realtà non esiste una risposta univoca. Molto dipende dalla costituzione, dalle condizioni ambientali e da quanta energia viene utilizzata durante il periodo di digiuno.
Cosa accade al corpo quando non si mangia Dal punto di vista biologico, il corpo umano è in grado di adattarsi per un certo periodo alla mancanza di cibo, purché continui a ricevere acqua. Uno studio del 2013 condotto dall'Università della California ha illustrato come il corpo riesca a rallentare la degradazione delle proteine e a dare priorità alla lipolisi (ossia lo scioglimento dei grassi) per intere settimane in modo da ritardare il più possibile la fase più critica. Nelle prime 24-48 ore, il nostro corpo utilizza infatti le riserve di glicogeno, lo zucchero immagazzinato nel fegato e nei muscoli, per produrre l'energia necessaria al funzionamento dell'organismo. Una volta esaurite queste scorte, entra nella cosiddetta fase di chetosi. Il fegato trasforma i grassi accumulati in corpi chetonici, che diventano la principale fonte di energia per il cervello e per gli altri organi, consentendo di risparmiare il più possibile la massa muscolare. È lo stesso principio alla base di quella dieta chetogenica che è al centro di un acceso dibattito all'interno della comunità scientifica.












