Dispersa per 14 giorni nella fitta vegetazione della Malesia, costretta a dissetarsi con la rugiada e l’acqua intrappolata nelle piante carnivore, sopravvissuta a cadute di cinque metri e a tre giorni di totale disidratazione. La vicenda della quarantanovenne Jaslinda Saludin si è conclusa con un ritrovamento che i compagni di escursione hanno definito senza mezzi termini un miracolo. “Mi sentivo in bilico tra la vita e la morte“, ha confessato la donna, ritrovata in stato di estremo deperimento, ma viva, dai pescatori di un villaggio locale alla base del massiccio montuoso.

La lotta per la sopravvivenza: “Non ho mangiato per due settimane”

“Non avevo davvero cibo. Non ho mangiato per due settimane. Ho mangiato solo oggi”, ha dichiarato Jaslinda in un video diffuso in rete, registrato mentre riceveva i primissimi soccorsi. La sua sopravvivenza sul Gunung Batu Putih (nello stato del Perak) è stata garantita unicamente da ciò che la foresta le offriva. La donna ha spiegato le sue estreme difficoltà nel reperire liquidi potabili durante il suo vagare: “Bevevo solo acqua nera, acqua marrone e l’acqua delle piante carnivore… mi sentivo in bilico tra la vita e la morte”. Sabarodzi Nor Ahmad, vicedirettore delle operazioni del Dipartimento dei vigili del fuoco e del soccorso del Perak, ha confermato che l’escursionista ha attraversato “un periodo di circa tre giorni in cui non ha avuto accesso all’acqua“, riuscendo a dissetarsi solo con la rugiada e nutrendosi di bacche e prodotti della giungla. “Sentivo di morire andando su e giù, su e giù. Il terreno era troppo morbido”, ha aggiunto la superstite ricordando i tentativi di ritrovare il sentiero.