Davide Cesaroni e Chiara Pesaresi sono sopravvissuti sei giorni sulle Dolomiti Friulane grazie a una scelta decisiva: fermarsi quando il sentiero è diventato impraticabile. Riparati vicino ai ruderi di una casera e con un torrente da cui bere, i due coniugi hanno atteso i soccorsi fino al ritrovamento avvenuto all’alba del 7 luglio.
Chiara Pesaresi e Davide Cesaroni
Una serie di decisioni che si sono rivelate assolutamente decisive ha permesso a Davide Cesaroni e Chiara Pesaresi, marito e moglie, di salvarsi dopo sei giorni trascorsi dispersi sulle Dolomiti Friulane. Rimasti bloccati lungo un sentiero dismesso e ormai impraticabile, i due escursionisti hanno scelto di non tentare passaggi troppo rischiosi e di fermarsi nei pressi dei ruderi di Casera Col Cadorin, a circa 1.700 metri di quota. Proprio accanto alla vecchia costruzione scorreva un piccolo torrente, l'unica risorsa che ha consentito loro di dissetarsi e resistere fino all'arrivo dei soccorsi.
La coppia era partita dal Rifugio Pordenone con l'obiettivo di raggiungere il Rifugio Padova attraversando la Val Montanaia. Successivamente aveva imboccato il sentiero Marini, un percorso oggi dismesso che collega la forcella Spe al bivacco Gervasutti e al Rifugio Pordenone. È stato proprio lì che l'escursione si è complicata: frane, ghiaioni e tratti particolarmente esposti hanno reso impossibile sia proseguire sia tornare sui propri passi per i due coniugi. A quel punto Cesaroni e Pesaresi hanno preferito non esporsi a ulteriori rischi. Si sono fermati vicino ai ruderi della casera, aspettando che qualcuno riuscisse a trovarli. Una scelta che, con ogni probabilità, ha evitato conseguenze ben più gravi. Per quasi una settimana sono rimasti senza cibo, riuscendo però a sopravvivere grazie all'acqua del torrentello che scorreva nelle vicinanze e razionando le energie.










